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Una principiante alla
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Se esordio deve essere, mi sono detta, che
sia almeno un’autentica “Prima”! E quale miglior palcoscenico si può
desiderare se non New York, il mito, il sogno di ogni runner? Se in più si tratta anche della prima incursione transatlantica della vita, si aggiunge emozione ad emozione. Il rischio è poi di non saper da che parte cominciare per condensare una “7 giorni” eccezionale a chi chiede “come è andata”. Comunque racconti sulla gara più famosa nella Grande Mela li hanno già scritti altri ben più esperti di me. Così mi limito a raccontare il mio piccolo, piccolissimo esordio sulla mitica distanza. Sono una persona che corre al massimo due volte la settimana (molto spesso una) ed in generale non va oltre i 5km. Con questo credo di aver detto quasi tutto. L’impresa si presentava dunque piuttosto ardua e certo non si potevano fare grandi pronostici sul COME e forse nemmeno si poteva essere certi del “SE”. Comunque, armata di incrollabile ottimismo e facendo affidamento su una innata caparbietà caratteriale, mi appresto alla grande sfida. Ho individuato dei trucchi fondamentali. TRUCCHI 1. è una questione di RITMO: l’unico sbaglio che puoi fare è andare troppo forte. L’entusiasmo ed i primi kilometri sotto la spinta dell’adrenalina possono mietere vittime a piene mani. Io ho pensato di inserire dei tratti al passo fin dalla partenza. In realtà, all’inizio, diciamo per i primi 10km, l’entusiasmo era davvero alle stelle e non sentivo di averne bisogno. Comunque poi ho cominciato a camminare per brevi tratti, a sensazione, anche perché tra misurazioni in miglio e pubblico incitante, avevo del tutto perso il senso del chilometraggio. 2. non avere obiettivi: legato in parte al punto 1. Porsi veramente nelle condizioni di godere il passaggio dentro New York, ATTRAVERSO la città, dentro all’incitamento delle persone che, mi rendo conto, al mio passaggio avevano già incoraggiato 35.000 runners. 3. costruirsi una misura delle proprie capacità: anche se non ero nelle condizioni di effettuare dei veri e propri allenamenti, penso mi sia stato comunque molto utile, nell’arco dei due mesi precedenti, aver inserito delle lunghe distanze: due mezze, un 25km ed un 30km, tutte affrontate quasi per “vedere com’è” e quindi del tutto in scioltezza, sfruttando la presenza di un amico, e magari chiacchierando un po’! Certo c’erano dei fattori contro di me, alcuni oggettivi, altri semplicemente fantasmi che ognuno si porta. “CONTRO” OGGETTIVI. 1. non vado pazza per la corsa in sé, preferisco attività legate a gioco e musica. 2. la qualità e quantità degli allenamenti risente di quanto appena detto e dal fatto che sono una quarantenne lavoratrice mamma e moglie, e qui non serve aggiungere altro! 3. mi porto dietro un piccolo “difetto genetico”, la talassemia, nota come anemia mediterranea. Niente di grave nel mio caso, ma praticamente l’effetto è che vivo tutta la mia vita come se fossi anemica, quindi in costante regime di bassi livelli di emoglobina, che mi penalizzano un po’ ad esempio nei meccanismi di ossigenazione, rendono più difficile i recuperi e mi fanno sentire un po’ più stanca. “CONTRO” FANTASMA - la ricognizione del percorso fatta in autobus il giorno prima... beh, diciamo che mi ha fatto vacillare non poco, ma ora ho capito che non è la strada l’orso da affrontare ma gli altri errori che possiamo commettere (vedi i TRUCCHI di cui sopra)- arrivi al giorno tanto atteso con mille dolorini: un po’ di naso chiuso, gambe stanche per il lungo camminare (del resto vuoi vedere tutto in 5 giorni!), scombussolato dal ritmo sonno-veglia-pasti che ormai è una confusione mica male. Anche questo problema in realtà non ha contato assolutamente niente : la maratona è stata un colpo di bacchetta che ha volatilizzato tutti questi piccoli malesseri. “PRO” OGGETTIVI 1. ho un privilegio, posso avvalermi della consulenza di un paziente coach in famiglia: in realtà non gli permetto di allenarmi, ma all’occorrenza, approfitto della sua esperienza in vari campi. 2. un atteggiamento decisamente non agonistico. Questo punto, magari qualcuno lo metterebbe tra i CONTRO, ma decisamente, per chi è nelle mie condizioni, certo semplifica le cose e ti fa accettare quanto di buono c’è in queste partecipazioni che potrebbero altrimenti sembrare pazzesche, dato il livello di allenamento. “PRO” PIU’ SFUMATI 1. per quanto riguarda New York, la mia presenza era comunque prevista come accompagnatrice, quindi c’è un diavoletto che a quel punto ti dice: “... e dato che ci sei!!!!” rendendoti in discesa la decisione di partecipare! 2. nessuno si aspettava niente da me, un bel sollievo! Non racconterò della gara, dato che ci sono in giro molti racconti sull’argomento. Aggiungo solo alcuni “quadri” che gli autori più quotati non potranno darvi mai (per il semplice fatto che tali immagini sono tipiche delle "ultime" retrovie). Il passaggio sotto la linea di partenza (a
più di 20 minuti dallo sparo d’inizio!) mi ha offerto il colpo
d’occhio del ponte di Verazzano, costellato di capi
d’abbigliamento lasciati cadere via via dagli atleti. E per tutta la
durata del percorso ho continuato a vedere guantini scuri, bandane rosse,
canotte variegate di cui le persone si liberavano all’intiepidirsi
dell’aria. Come una novella Pollicina non c’era che da seguire le
tracce fino all’arrivo! |
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