La GIFT al tempo del virus-2: le rotazioni

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Seconda parte di consigli per vivere serenamente la GIFT, nonostante le pesanti limitazioni che tutti stiamo sperimentando.

Per chi volesse leggere la prima parte…
La GIFT al tempo del virus

 

Vediamo ora la questione delle “rotazioni”.

Se si vuole indagare questo aspetto, occorre:

  1. Identificare il Gruppo Alimentare che ci crea problemi, cioè che induce infiammazione sistemica (*) (o food-sensitivity).
    Questa indagine può essere fatta in varie modalità, con misurazione di indici infiammatori, test di sovraccarico o di tipo anamnestico, o anche in modo più empirico, valutando la propria risposta personale con delle prove mirate. Al momento, ad esempio, il mondo dietaGIFT utilizza principalmente una valutazione anamnestica, analizzata  da un software e anche arricchita poi dall’esperienza dell’operatore. Si tratta del test QuASA (**).
    Queste indagini possono evidenziare un Gruppo Alimentare, o anche più di uno. O nessuno, specie se già si utilizza una corretta rotazione spontanea
  2. Nel caso ci sia positività su uno o più gruppi, si imposta quindi una rotazione: nella settimana vengono inseriti “giorni puliti” (con astensione attenta dei cibi in questione) e “giorni completi” (in cui se ne effettua il reinserimento). Il numero dei giorni puliti varia in base al quadro personale: al livello infiammatorio, al tipo di disturbi/disagio, agli obiettivi, ecc.

Questo tanto per delineare il tema trattato che riguarda, ricordiamolo, non le allergie propriamente dette, nè le intolleranze di tipo enzimatico (come ad esempio quella al lattosio).

E’ obbligatorio inserire le rotazioni, nel momento attuale?

La rotazione è un “elemento interessante” di GIFT. Anche efficace per alcuni aspetti: riduzione gonfiore addome, abbassamento infiammazione, rotenzione di liquidi, ecc.

Però io lo considero un elemento di secondo livello, come se fosse un “arricchimento” del quadro GIFT. Un elemento di primo livello, ad esempio, è fare una colazione strong. O togliere lo zucchero aggiunto. O iniziare a fare movimento, se si è sedentari. Prima si impostano questi.

Partendo dall’inizio, l’applicazione di dietaGIFT si corregge e si migliora anche step by step (non dimentichiamo la G di Gradualità). Man mano che gli errori vengono corretti (la spesa migliorata, le abitudini stabilizzate, ecc.) allora vale anche la pena di inserire l’aspetto delle rotazioni (sia con test che con autogestione). Questo è un ulteriore contributo al percorso che stiamo facendo.

I vantaggi della rotazione sono infatti molto ben documentati (***).

Come applicare la rotazione nel quadro attuale, con le ridotte possibilità?

  • Se si hanno disturbi consistenti e quindi la rotazione è stata applicata per motivi specifici (fanno parte quindi di un percorso “curativo”), se abbiamo difficoltà ad applicarla, valutiamo la possibilità di “modulare” la rotazione. Può accadere che anche ridurre un po’ i giorni puliti come numero, ma farli bene, anche in serenità, sia preferibile rispetto ad ostinarsi a metterne in programma di più e poi farli male, a fatica, forzatamente, sentendoli come ulteriore difficoltà
  • Nel caso, invece, si faccia abitualmente la rotazione come “migliorìa” e si viva soli, o comunque si possa organizzare i pasti con buona autonomia, possiamo continuare a farla, ma anche in modo più soft. Più Flessibilità (la F di GIFT) in questi tempi pesantucci: siamo più lievi con noi stessi!
  • Sempre nel caso della rotazione come “migliorìa”, ma con l’esigenza di uniformarsi all’alimentazione dei propri familiari… beh, qui ci vuole un livello ancora maggiore di relax: la mia opinione è che convenga per ora accantonare la rotazione.
    Quando la tensione si allenterà e potremo riprenderci tutte le nostre libertà, ripartiremo con un bel periodo pulito, proprio preciso.

Queste considerazioni partono tutte da un elemento fondante : ogni “cura” (ogni attenzione, ogni consuetudine) deve portare più vantaggi che svantaggi.

La rotazione (per gli elementi visti sopra) deve essere un miglioramento di GIFT: se la vivo come un’imposizione, o un ulteriore carico su una spesa già difficoltosa, lo stress rischia di vanificare qualsiasi vantaggio. Secondo me, non ne vale davvero la pena.

La riprenderemo, con buona energia (e magari con una bella settimana tutta precisa e pulita!) quando saremo fuori dal guado.


(*) Infiammazione da Cibo https://www.eurosalus.com/infiammazione/infiammazione-da-cibo

(**) test QuASA https://www.dietagift.it/?p=5634


(***)Bibliografia: questi ed altri lavori evidenziati anche sul sito www.dietagift.it

Finkelman FD. Anaphilaxys: lessons from mouse models – J Allergy Clin Immunol 2007;120:506-15 –
Finkelman definisce una via alternativa dell’allergia, diversa dalla consueta via IgE, in risposta all’assunzione ripetuta di uno stesso alimento.

Solt LA et al, J Biol Chem. 2007 Mar 23;282(12):8724-33. 2007.
(Legame Food-sensitivities ed ingrassamento: la IL-1, prodotta dalle Food sensitivities, induce attivazione di NF-kB e quindi insulinoresistenza: un legame tra sensitivities e ingrassamento)

Lazar M, Quatanani M et al. Macrophage-derived human resistin exacerbates adipose tissue inflammation and insulin resistance in mice. J. Clin. Invest. 119:531–539 (2009). doi:10.1172/JCI37273
(Legame Food-sensitivities ed infiammazione: Mitchell Lazar è il ricercatore che ha scoperto è definito il ruolo della resistina, prodotta da macrofagi e adipociti infiammati con lo scopo di aumentare la resistenza insulinica. In questo lavoro definisce anche la capacità della resistina di generare infiammazione, in un deleterio circolo vizioso).

Soares FL et al. – J Nutr Biochem. 2013 Jun;24(6):1105-11.
Gluten-free diet reduces adiposity, inflammation and insulin resistance associated with the induction of PPAR-alpha and PPAR-gamma expression.

(Effetti della gluten sensitivity: un approccio gluten-free viene legato a minore obesità, infiammazione ridotta, minor resistenza insulinica, maggiore espressione PPAR, recettori lipolitici).

Jones VA, MCLaughlan P, Shorthouse, Workman E, Hunter JO. Food intolerance: A major factor in the pathogenesis of irritable bowel syndrome. Lancet 1982;8308:1115-7.
(Legame tra food-sensitivity e disturbi intestinali: un’analisi apparsa già negli anni ‘80 sull’autorevole Lancet, che evidenzia il ruolo rilevante delle Food sensitivities nella sindrome dell’intestino irritabile)