I semi oleosi, eccellenza italiana. Perchè li importiamo?

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Quella che viene chiamata con qualche semplificazione “frutta secca”, sta conoscendo da anni un trend positivo nel gradimento. Andamento del tutto giustificato, del resto: i semi sono alimenti stupendi, profondamente legato alle nostre tradizioni, sono di pratico utilizzo, ricchi di preziosi grassi insaturi e polinsaturi, hanno un buon contenuto proteico (paragonabile a quello di carne e pesce, ma gradito anche a vegetariani e vegani), e permettono grande flessibilità di utilizzo.

Molti motivi per mangiarli, dunque. Ed infatti la produzione Italiana non basta per far fronte alla richiesta. In particolare importiamo dall’estero soprattutto nocciole e mandorle.

Produzione mondiale di frutta secca: i primi cinque prodotti

La produzione mondiale di frutta secca a guscio, secondo l’Inc (International Nut and Dried Fruit Council Foundation), si attesta per l’annata 2016/17 a circa 4,2 milioni di tonnellate, crescendo dell’11% rispetto al periodo 2015/2016. I prodotti che registrano i maggiori volumi sono le mandorle (1,18 milioni di tonnellate, cioè il 28%), seguite dalle noci (854mila tonnellate, pari a circa il 20%), i pistacchi (762mila ton, circa il 18%), gli anacardi (quasi 755mila ton, circa il 18%) e le nocciole (397mila ton, circa il 9% del totale).

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In testa alla classifica dei produttori si attestano gli Stati Uniti (42% del prodotto totale), seguiti a distanza da Cina (10%), Turchia (10%), Iran (6%) e India (4%).

Produzione in Italia

In Italia, la produzione di mandorle è localizzata principalmente in Sicilia ed in Puglia, mentre quella delle nocciole nel Lazio e nella Campania.
Ecco i dati di produzione. Sono visibili delle fluttuazioni consistenti a seconda degli anni.

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L’Import

Ma questa produzione non soddisfa in modo completo la richiesta interna. Ecco quindi che dobbiamo fmandorleentcreaar ricorso all’import dall’estero, come rilevato anche dal CREA, Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria), che individua in appena un terzo la produzione interna delle mandorle, ad esempio.

Quindi entrano in gioco in modo importante i semi di produzione estera: vediamone il grafico degli ultimi anni.

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Si possono individuare dei momenti di picco nelle importazioni in genere in relazione agli anni di minore produzione interna e questo risulta naturale dato che la domanda si mantiene sempre sostenuta, sia per il consumo diretto, sia come trasformato: creme, dolci, farine, bevande (a partire proprio dal seme, come le bevande a base di mandorle).

Quindi, anche se sarebbe meglio consumare prodotti locali (meglio ancora a chilometri zero), o almeno nazionali, purtroppo questo non sempre è possibile per oggettive disparità tra produzione interna e richiesta del mercato.
Per avere un buon prodotto, possiamo sperare che a livello globale siano istituiti controlli e rispettati dei criteri di salubrità dei prodotti.

In definitiva, ok al mercato globale, ma che sia di buon livello, così da mantenere la qualità di questi stupendi semi.mandorle4

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http://piantadipistacchio.it/2015/07/10/mandorle-produzione-coltivazione/

http://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2286

http://sito.entecra.it/portale/public/documenti/ws_mandorlo_valentino.pdf