La colomba di Pasqua: 4 consigli per non ingrassare

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E’ il tipico dolce di Pasqua, simbolo universale di Pace e Purezza: una colomba con un ramoscello d’ulivo nel becco, secondo la Bibbia, torna da Noè dopo il diluvio universale per testimoniare l’avvenuta riconciliazione fra Dio e il suo popolo.

Le suggestioni e le leggende si intrecciano.

Storia e leggenda

Una leggenda ne fa risalire le origini all’epoca medioevale, quando Re Alboino cala in Italia con le sue orde barbariche per assalire Pavia. Dopo un assedio di tre anni, alla vigilia della Pasqua del 572, riesce ad entrare in città, ricevendo in segno di sottomissione e di pace, tra i vari regali, un dolce fragrante a forma di colomba e dodici meravigliose fanciulle.
Re Alboino rimane così deliziato dal dolce che promette al vecchio pasticcere rispetto per la sua colomba. Salvo poi scoprire che tutte le dodici fanciulle si chiamavano proprio “Colomba”.
Un trucco ed il Re, pur capendo di essere stato giocato, rispetta la propria promessa.

Oppure possiamo attribuirla al tempo di Federico Barbarossa e della Lega dei Comuni lombardi. Due colombi si posano sopra le insegne lombarde. Vengono interpretati come nobiltà d’animo e si confezionano pani con le loro sembianze, per ispirare dedizione ed alti sentimenti nei combattenti.

Di sicuro la diffusione della colomba ha avuto una grande spinta nei primi del Novecento, quando  l’industria alimentare escogita un dolce, simile al panettone, che possa incontrare il favore del grande pubblico. In effetti gli ingredienti di base sono simili a quelli dei gettonatissimi dolci Natalizi, al massimo con l’aggiunta di un tocco di amaretto.
E’ bastato darle la forma di “colomba” per identificarla e legarla, appunto, al clima ed alle tradizioni pasquali.

Ingredienti ed apporto nutrizionale della colomba

PRIMO CONSIGLIO: la ricetta migliore rimane, quella tradizionale, con ingredienti e composizione base: farina, zucchero, latte, burro, uova. Intendiamoci, non è un “alimento consigliato” nell’ottica dietaGIFT. Anzi, è decisamente da limitare, data la presenza di farina raffinata e zucchero. Ma di sicuro la ricetta semplice è la meno dannosa.

I prodotti più elaborati che le aziende produttrici hanno aggiunto poi nel tempo, con farciture e glassature, rappresentano un notevole appesantimento del dolce.
Per preparare quelle creme e quei preparati, infatti, si utilizzano di solito grassi vegetali di bassa qualità (peggiori del genuino burro) o addirittura grassi idrogenati. E vengono aggiunti altri zuccheri per la glassatura, amplificandone ulteriormente l’effetto glicemico.
Meglio quindi rimanere sulla ricetta tradizionale, magari leggendo bene gli ingredienti, così da evitare la presenza di coloranti (identificati con la lettera E seguita da un numero compreso tra 100 e 180, e non sempre innocui) e conservanti (usati a volte per i canditi, come il sorbato di potassio, identificato dalla sigla E202).

Pur limitandosi agli ingredienti di base, la colomba è un dolce ricco di nutrienti, grassi saturi e calorie (più o meno sui livelli di panettone e pandoro).

In aggiunta, presenta anche un basso indice di sazietà, dovuto alla carenza di fibre alimentari ed all’alto tenore in zuccheri semplici.

Parliamo quindi di un dolce molto ricco, con un apporto calorico elevato, che oscilla tra le 350 e le 450 kcal per 100 grammi.
E’ bene quindi non sottovalutarne l’impatto sulla nostra dieta.

Vediamo i valori nutrizionali di una colomba con ricetta classica (senza farciture e glassa):

Calorie 367 kcal
Proteine 6,5 g
Carboidrati 55,4 g
Grassi 12,9 g

SECONDO CONSIGLIO: occorre moderare la porzione, limitandosi ad una piccola fetta da circa 80 grammi (e siamo comunque intorno alle 300kcal).

Mangiarne di più (ad esempio una porzione da 200 g), specie a fine pasto, manda alle stelle la somma calorica e l’effetto glicemico del pasto.

Quando mangiarla?

TERZO CONSIGLIO: è meglio mangiarla a   colazione (invece che a pranzo o, peggio, a cena) abbinandola magari a delle mandorle e ad un frutto. In questo modo arricchiamo la componente proteica e di fibra, così da tamponare l’effetto degli zuccheri ed aumentare l’indice di sazietà. Anche la presenza di una bevanda, come cappuccino o spremuta, aumentando i liquidi, contribuisce a dare un piacevole senso di soddisfazione e pienezza.

Avremo così una colazione ricca e più bilanciata, che si traduce facilmente in più energia e non in ingrassamento!

Ottima idea anche portarla nel picnic di Pasquetta: è facile da dividere in porzioni e trasportare per la gita fuori porta o in casa di amici. O come merenda per una camminata in montagna, così da mettere a frutto positivamente i suoi zuccheri, per reintegrare le energie spese.

E, sempre in quest’ottica, è una merenda perfetta per i ragazzi e gli sportivi, dopo un allenamento o un pomeriggio di gioco.

Smaltire con il movimento

Ma se non siamo ragazzi, non siamo particolarmente sportivi e mangiamo la nostra fetta di colomba dopo il tradizionale pranzo del giorno di Festa, possiamo sempre “camminare”! Ecco dunque il QUARTO CONSIGLIO (importantissimo!).

La camminata a passo sportivo è un’attività spesso sottovalutata, ma che ha grandi benefici psicofisici. E poi è alla portata di tutti.

Richiede un’attrezzatura minimale: scarpe sportive (quelle veramente adatte al cammino, al proprio peso, alla propria postura), una maglietta traspirante e tutto il resto si può improvvisare.
Quanto devo camminare per smaltire una fetta di colomba?

Camminando con passo “normale” si percorrono circa 4-5 km in un’ora, su superficie pianeggiante, con un dispendio energetico di circa 150-200 kcal (in base al proprio peso, appoggio, modalità di cammino, tipo di superficie ed altri minimi parametri).

In questo modo, con una lunga camminata mettiamo già nella fornace del consumo un bel pezzo di colomba.

Incrementando il passo, fino al jogging (che ci permette di percorrere tra 6,4 e 9,7 km in un’ora) oppure su terreno in salita, il consumo aumenta fino a 250-300 calorie.

Quindi una bella camminata di due ore, oppure un’ora intera ad andatura più sportiva e la fetta di colomba prenderà il volo.
Tanto meglio se l’attività è più spinta, anche di tipo anaerobico, come un lavoro muscolare in palestra: in questo caso sarà la massa muscolare a richiedere e smaltire l’eccesso calorico!
Insomma, ad ognuno il suo movimento e … buona Pasqua!