Il Fico a tavola: fresco o secco?

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Ne abbiamo un po’ paura, no? Infatti la domanda è ricorrente in questo periodo: “davvero posso mangiare la frutta? Anche la banana? O addirittura IL FICO???”.

Allora, cerchiamo di conoscerlo meglio e vedere il modo per utilizzarlo nel modo migliore.
Prima di tutto, guardiamoci dentro, imparando a conoscerne il contenuto. Poi lo vedremo sotto l’aspetto botanico.

Le tabelle della composizione (*) ci rassicurano.

Su 100 g di alimento, nel fico fresco troviamo:fichi

  • 82 g di acqua (quindi buona idratazione!)
  • 11 g di zuccheri
  • 2 g di fibra
  • Potere calorico: 50 kcal
  • Inoltre potassio (270 mg), calcio (43 mg) e fosforo (25 mg)
  • Vit A (15 µg)e VitC (7 mg)

Nel frutto essiccato, i valori cambiano drasticamente.
Infatti, sui 100 g di alimento troviamo:fichisecchi

  • 19 g di acqua
  • 58 g di zuccheri
  • 13 g di fibra
  • Potere calorico: 250 kcal
  • Inoltre potassio (1010 mg), calcio (186 mg) e fosforo (111 mg)
  • Vit A (8 µg), mentre la VitC si perde a causa della conservazione

Quindi che fare? Possiamo MANGIARLI ENTRAMBI, in modi e quantità differenti.
Il frutto fresco va mangiato senza paure di rovinare “la dieta”, sia per l’alto tenore in acqua che per il buon quantitativo di fibra. Il frutto essiccato va consumato con moderazione per l’alto tenore in zuccheri (soprattutto in caso di problematiche glicemiche), ma è prezioso per contrastare l’ipertensione e per il benessere delle ossa.

Ecco 3 buoni motivi per consumare il fico fresco e 3 a favore del fico secco.
Chi vincerà?

W il fico fresco

1) REGOLARITA’ INTESTINALE (frutto fresco)
La ricchezza in fibre li rende preziosi, al pari dei classici kiwi e prugne. Possiamo inserirli a colazione o a fine pasto.

2) BENESSERE DEL MICROBIOTA (frutto fresco)
I fichi sono ricchi di prebiotici, sostanze che alimentano positivamente il nostro microbiota intestinale, contribuendo alla digestione, al sistema immunitario, alla produzione di sostanze legate al benessere psicofisico

3) RICCHI DI ANTIOSSIDANTI (frutto fresco)
Vitamine e polifenoli, sono un mix stupendo per la bellezza di pelle e capelli, per un effetto antiaging e per la prevenzione di varie patologie, da quelle cardiovascolari a quelle di tipo tumorale

W il fico essiccato

1) OTTIMO APPORTO ENERGETICO (frutto secco)
Ottima fonte di zuccheri naturali, preziosi per sportivi, ragazzi, donne in gravidanza.

2) UTILI PER LA SALUTE DELLE OSSA (frutto secco)
I minerali costituiscono una fonte di calcio alternativa ai “latticini”, gruppo alimentare che a volte  va limitata o addirittura evitata per motivazioni specifiche.
Questo aspetto, associato alla presenza di altri minerali, ne consiglia l’utilizzo per il benessere di ossa, unghie e denti. Questo è valido sia per la persona giovane in salute, sia per la donna in menopausa (evitando il rischio di osteopenia) che per la mamma in gravidanza, impegnata nel costruire in modo corretto la spina dorsale e le ossa del nascituro.

3) MODULANO LA  PRESSIONE ARTERIOSA (frutto secco)
La combinazione di potassio, calcio e magnesio aiutano a a tenere sotto controllo l’andamento della pressione.

Quindi, chi vince? Frutto fresco e frutto secco?

Non importa, purché portiamo in tavola questo frutto gustosissimo e goloso. E, a quanto pare, anche molto sano!

Quindi, scegliamoli morbidi, consumiamoli in breve tempo, senza lasciarli troppo in frigo e, se la provenienza è sicura e non ci sono pesticidi, mangiamoli anche con la buccia, dopo un semplice lavaggio: a fine pasto, per merenda, nello yogurt, nella macedonia, per dolcificare una crostata o una torta.

Ed ora impariamo a conoscere questa affascinante prodotto del nostro Mediterraneo.
Antonella Carini
www. antonellacarini.it

(*) http://nut.entecra.it/646/tabelle_di_composizione_degli_alimenti.html?alimento=fico&nutriente=tutti&categoria=tutte&quant=100&submitted1=TRUE&sendbutton=Cerca


 

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dott. Mario Pria

Una delle piante più facili da incontrare allo stato spontaneo, e più facili da identificare, è il fico.

Originario della Caria (regione dell’Asia minore), da cui deriva il nome della specie (“carica”, da Ficus carica), da essa si è diffuso, già in tempi ancestrali, in tutto il mediterraneo, diventandone, poi, una pianta-simbolo. Ma come mai si è adattato bene in questi luoghi? Perchè è una pianta xerofila (adatta a vivere in luoghi siccitosi) ed eliofila (che vive bene in posizioni assolate). Tuttavia resiste al freddo, con tranquillità, sopportando fino a -12 gradi centigradi.

L’immagine di questa diffusissima pianta da frutto è molto legata all’apparato sessuale femminile, tant’è che in molti dialetti italiani il suo nome viene declinato al femminile, mentre nel gergo giovanile viene indicato per sottolineare una cosa sorprendentemente bella. In effetti la sessualità (botanica) del fico è particolarmente curiosa , in quanto in natura è una pianta dioica, cioè con esemplari femminili ed esemplari maschili, detti, questi, “caprifichi”, che forniscono, quindi, solo polline e frutti non eduli, non mangiabili.

E’ molto interessante notare come il fiore del caprifico sia, in realtà, dotato sia dell’apparato genitale femminile, che di quello maschile, nascendo, quindi, ermafrodita; la sua parte femminile, però, l’ovario, viene “devitalizzato”, però, da un agente esterno, un piccolo imenottero (una vespetta), che compie il suo ciclo in modo simbiotico al suo interno, rendendolo, quindi, sterile, e preservando intatta solo la sua parte maschile. Si parla di simbiosi mutualistica: l’insetto ha bisogno del fico per il suo ciclo, mentre la pianta non potrebbe essere fecondata senza l’insetto! Questo imenottero, che si chiama Blastophaga psenes, da secoli lega la sua vita al caprifico, assicurando, per altro, all’uscita dal fiore, l’impollinazione delle piante circostanti tramite il polline da cui rimane imbrattata. La fantasia della natura supera, a volte,  la nostra immaginazione.

Le vere piante di fico, i cui fiori vengono impollinati, producono i classici frutti che ben conosciamo, che, però, sono dei “falsi frutti”. In realtà si tratta di “infruttescenze”, ed i veri frutti sono quei “semini” che troviamo immersi nella polpa, che botanicamente si chiamano “acheni”.

L’uomo, che si è sempre nutrito di questo delizioso frutto, ha, con il tempo, selezionato varietà di fico “partenocarpici”, che si sviluppano, cioè, senza fecondazione (gli acheni, in questo caso, sono vuoti), alle quali appartengono tutte le innumerevoli varietà oggi coltivate, le quali, tuttavia, possono sempre mantenere la possibilità di essere fecondati dall Blastophaga, in tal caso producendo, all’interno della stessa pianta, frutti magari diversi, per forma, colore, dimensioni (vi sarà capitato di vederli, se possedete piante di fico).

Per quanto riguarda i fichi commestibili, i frutti sono detti “fioroni” quando derivano da gemme maturate l’autunno precedente (pronti in primavera-estate); oppure fichi veri e propri, che derivano da gemme dello stesso anno, primaverili, pronti in tarda estate, autunno. I frutti del caprifico, invece, sono immangiabili, non dolci, e spesso contengono, all’interno dell’ovario, le larve della vespetta.

Oltre che  freschi, i fichi si consumono anche essiccati, secondo un utilizzo molto antico e diffuso nelle economie povere di una volta (da cui “non valere un fico secco”); il latice, che fuoriesce da rami e foglie profumate, è particolarmente irritante.

Mi piace qui ricordare una varietà di fico da noi selezionata, la “bizzaria di Sori”, a partire da una pianta madre ritrovata proprio a Sori. Di derivazione probabilmente francese (var. “Panachè”), presenta una tipica variegatura verticale alternata di diverse tonalità di verde, probabilmente originatasi da mutazione gemmaria.

Allora assaporiamo questo nostro miracolo della natura, magari con il prosciutto, oppure con il pane, come facevano (e ancora fanno) i nostri contadini. Buon appetito!

 

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